“Eros e Thanatos diventano tessuto e corpo”

di Massimiliano Nuzzolo

[Questo articolo è apparso nel quotidiano Il Gazzettino martedì 12 gennaio 2021. L’articolo in pdf. Qui sopra: Egon Schiele, La fanciulla e la morte].

Le ripetizioni, primo attesissimo romanzo di Giulio Mozzi, tra i più significativi autori delle nostre terre. Docente di scrittura creativa, autore di raccolte di racconti esemplari come il suo esordio Questo è il giardino (pubblicato da Mondadori, recentemente riproposto da Laurana editore) [in realtà pubblicato da Theoria nel 1993, ripreso nel 1998 da Mondadori negli Oscar, ristampato nel 2005 da Sironi, ndr], indefesso sperimentatore, talent-scout a cui si deve la scoperta di numerosi autori per svariate case editrici da Sironi a Einaudi, si misura per la prima volta nella sua storia letteraria con la forma romanzo. Le ripetizioni è un romanzo lungo, lo stesso autore pare avvertirci durante un viaggio in treno in cui legge un libro di Murakami: racconta di preferire i romanzi lunghi in cui è riportato ogni particolare di una vita.

Ricerca personale. Narra la storia di Mario, scrittore che sembra essere o essere stato l’alter ego dell’autore padovano – sembra perché è bene precisare che da sempre a Mozzi nei suoi testi piace giocare con la realtà e con la verità – e qui raggiunge l’apice del gioco o dell’esercizio stilistico che dir si voglia, procede per accumulazione, per accostamento di storie, a passo lentissimo, ripetizioni, in una “madeleine” continua, partendo dalle date, raccontando vite di personaggi che spesso si rivelano più di una e per nulla normali, esistenze abissalmente opposte tra loro, e ci mette in guardia già con La storia del bosso in apertura: i ricordi sono a volte fallaci ma ci fanno vivere/rivivere emozioni ed esperienze che sono a tutti gli effetti vere.

Il codice letterario. Tra le pagine si incontrano costanti ripetizioni a partire dai titoli, piccole variazioni, numerose citazioni, luoghi, case, biografie, e quello che sembra essere, considerata la maturità dell’autore, un codice “deontologico” della scrittura, tra pacata ironia e rara compostezza, un vero e proprio “testamento”. Più volte sembrano confluire molte delle situazioni incontrate nelle sue pubblicazioni precedenti, basti pensare ai viaggi in treno di Fantasmi e fughe (Einaudi), le lettere, le riflessioni sul tempo, il dolore (Lucia), le fotografie e altre “ossessioni” ricorrenti per l’autore che qui si fanno schiaccianti. Incontriamo da subito Eros e Thanatos che diventano tessuto e corpo.

Mario, scrittore, amico di Gas, geniale pittore sconosciuto nella cui casa si trova spesso a dialogare di vita e arte, racconta le storie di altri (il terrorista internazionale, il capoufficio, Rosa e i martellatori di monaci) immerso nei ricordi e nelle sensazioni clinicamente riportate, ha una relazione con Viola che sta per sposare. Anche Viola, impiegata, insospettabile, conduce una seconda vita che Mario sembra riuscire programmaticamente a ignorare in nome di una “pax” borghese. Ha un vecchio amore, Bianca, che l’ha lasciato tanti anni prima rivelandogli di aspettare una figlia, Agnese, che potrebbe essere sua; Bianca sembra essere cucita a Mario da un filo invisibile che la fa riapparire sempre più ossessivamente. E Santiago, giovane perversamente legato a Mario, con un pericoloso ascendente su di lui.

Mario racconta le vite altrui, le sue, reali o immaginarie che siano, e racconta pure di un sé a tratti talmente allucinato da trasformarlo in un personaggio di un thriller psicoanalitico o adatto a un testo di Dennis Cooper, esondando dagli argini del romanzo borghese nel quale “Le ripetizioni” sembrano mantenerci con un registro e una lingua magistralmente controllati. Ai lettori l’ardua sentenza.

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